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Recupero e restauro dei reperti ossei
1a edizione: Siena, 25-26 maggio 2001 2a edizione: 30 novembre - 1 dicembre 2001

Da alcuni anni da parte di archeologi illuminati si va accrescendo la sensibilità; verso le metodologie e le tematiche della ricerca archeozoologica, soprattutto considerando quali importanti ed innovativi apporti essa possa dare alla costruzione di un modello storico. Ma un corretto studio archeozoologico, e paleontologico, non può prescindere dalle condizioni di prelievo del campione analizzato, nè dal successivo trattamento, nè tanto meno dalle condizioni con cui vengono conservati i reperti. Sulla base di queste considerazioni l'AIAZ ha promosso uno stage sulle moderne tecniche di restauro di reperti osteologici faunistici, fossili e subfossili, che si è tenuto a Siena il 25 e 26 Maggio 2001 presso la Sezione di Prestoria del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell'Università di Siena con Paolo Boscato (ricercatore presso la medesima sezione) ed Eugenio Cerilli (Coop. ARX, collaboratore esterno della Sezione di Paleontologia del Quaternario e Archeozoologia della Soprintendenza Speciale al Museo Nazionale Preistorico e Etnografico L. Pigorini di Roma) in qualità di "esperti". Lo scopo dello stage è stato quello di fornire ai partecipanti una panoramica teorica e pratica delle tecniche di restauro attualmente impiegate in questo campo, con l'intento di metterli in condizione di affrontare con discreta cognizione di causa la maggior parte delle situazioni in cui si possono trovare dei reperti ossei faunistici, sia come parte attiva nelle operazioni di restauro e conservazione, sia come consulenti e coordinatori di altri operatori manuali. Per prima cosa sono state analizzate le passate ed attuali carte del restauro nazionali ed internazionali, con particolare riguardo alla Carta Italiana del Restauro (1972), cercando di inquadrare i reperti ossei, non espressamente contemplati, nelle categorie di beni archeologici più assimilabili: risultato subito evidente come le condizioni alle quali il restauro deve attenersi (reversibilità, rispetto delle patine, anastilosi,...) assumono un significato tutto particolare per questo tipo di reperti, tanto che forse sarebbe necessario il loro giusto inserimento nella normativa vigente. Quindi si è passati ad analizzare i vari aspetti del restauro di ossa e denti: i processi di degrado della materia, le situazioni in cui sono necessarie le operazioni di restauro e conservazione (scavo, conservazione in sito, musealizzazione, restauro in laboratorio, deposito in magazzino), l'analisi dei parametri ambientali che determinano la scelta dei processi e dei materiali più idonei nelle diverse situazioni, le attrezzature ed i prodotti da impiegare. Terminata la fase teorica si è passati in laboratorio per trattare più in dettaglio i temi legati al consolidamento delle ossa in ambienti asciutti e umidi, anche con dimostrazioni pratiche e richiami alle personali esperienze. Come esempio di trattamento preliminare o definitivo per ossa prive di umidità è stato usato il noto Paraloid (Acryloid) B72Æ in acetone, mentre in condizioni di elevata umidità;, o per substrati umidi, sono state illustrate le modalità di impiego del Primal B 60 AÆ. Nelle strategie di consolidamento, inoltre, è stato messo l'accento sull'opportunità di disidratare parzialmente i reperti in corso di scavo con l'uso di convettori ad aria o attraverso semplice esposizione, quando possibile per le condizioni logistiche o di conservazione dei reperti. Passando alle operazioni di prelievo dei reperti dal substrato sono state effettuate garzature di sostegno e costruite conchiglie di supporto in poliuretano e gesso. Per l'assemblaggio dei frammenti, sono stati forniti gli esempi di adesivi acrilici per contatto (UHU extraÆ) e di resine epossidiche (UHU plusÆ, Devcon 5 min.Æ). In particolare è stato messo l'accento come l'intrinseca irreversibilità di alcuni prodotti possa essere ovviata, riportandosi in condizioni di piena reversibilità, tramite particolari modalità di impiego. Particolare attenzione è stato posta sulle attrezzature più vantaggiose per la demolizione meccanica di concrezioni: punte in acciaio, vibroincisori elettrici e ad aria compressa (CTS F1Æ). Quest'ultimo, per precisione e potenza di demolizione, è risultato molto efficace anche in presenza di concrezioni di particolare durezza. Al termine tutti i partecipanti allo stage hanno potuto esercitarsi su situazioni di scavo simulate, con panetti costituiti da ossa rese fragili da attacco chimico immerse in sedimento compatto, effettuando tutte le operazioni illustrate nel corso delle dimostrazioni teorico/pratiche. Visto il successo ottenuto lo stage è stato riproposto in una seconda edizione (30 novembre - 1 dicembre 2001).


 
 
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